20ANNI

cronache di inizio millennio dal g 8 di Genova

con Alessio Di Modica

Una ballata metropolitana che utilizzando un linguaggio urbano attinge all’antica arte del Cunto; antico e contemporaneo si mischiano cercando una lingua universale che parli col suono più che col significato. È un racconto personale eppure collettivo allo stesso momento. E’ il punto di vista del cielo che guarda la folla colorata, i suoni, le danze, i canti, le speranze del mondo che si incontrano in un unico cammino. Poi di colpo, come in una brutta fiaba, tutto sale verso l’alto come il fumo nero dei lacrimogeni, le urla di paura, gli schizzi di sangue, la rabbia che spacca il petto, le fughe per le scalinate … e dopo ore ecco il fischio del treno che riparte per andar via lasciando un pezzo di ognuno li tra quelle strade, sotto quel cielo.


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SOLE D'INVERNO 

Storie di donne, lotte e arance 

con Alessio Di Modica 

Questa spettacolo è il racconto, il Cunto, di un piccolo paese che accoglie l’arancia come frutto e con la fatica dei suoi lavoratori (i raccoglitori) e delle sue lavoratrici (le agrumaie interne) diventa ricco e fiorente. Le lotte per i diritti delle donne sono la polpa di questa storia, una polpa rossa come la qualità di arancia che qui di fronte al vulcano si produce e anche rosso come il sangue delle lavoratrici, la cui storia viene spesso dimenticata o messa in secondo in piano.    In particolar modo narriamo la vita di Graziella Vistrè, bagherese trasferita a Lentini, una persona straordinaria, forte e fragile, vera, dirigente sindacale e anticipatrice delle lotte per i diritti delle donne, una delle fondatrici dell’Unione delle donne (UDI) in Sicilia; nel racconto le due città si sovrappongono fino a diventare un’unica terra materna, una  matria interiore per Graziella, un posto in cui donne e arance vivono un profondo legame di sorellanza.

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OSSA 

dal racconto popolare dell'osso che canta alla storia di Placido Rizzotto

CUNTI di e con Alessio Di Modica

Questo spettacolo racconta due storie di ossa. 
La prima è la favola dell’osso che canta che è un classico dei racconti legati al mondo della pastorizia.In questo spettacolo Alessio Di Modica ne presenta una personale versione intrisa della simbologia isolana popolarepastorale. Ma questa favola somiglia tanto a una storia vera, alla storia di Placido Rizzotto sindacalista ammazzato dalla mafia e poi fatto sparire nel tentativo dei suoi assassini di occultare il corpo e far scordare l’uomo e l’operato fino a offuscarne il ricordo. Ma le sue ossa ritrovate in una foiba canteranno e riusciranno a far vincere la memoria sulla dimenticanza.
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CUNTI DEL MARE 

storie di pescatori siciliani 

di e con Alessio Di Modica

Un racconto che racchiude le storie dei pescatori le storie dei pescatori di una delle marinerie più importanti della Sicilia: Augusta, sulla costa sud est. Le loro leggende, i loro miti, la loro formazione umana avveniva attraverso l’oralità.

Mediante un costante raccontare le vecchie generazioni trasmettevano alle nuove le tecniche, i segreti del mestiere e i codici culturali  di una comunità che viveva un antico rapporto simbiotico con il mare, rapporto che il progresso selvaggio ha interrotto definitivamente. In questi tempi quelle tecniche artigianali , quella fatica immane nell’inseguire i pesci, tutti quei segreti del mestiere che si tramandavano di padre in figlio non sono utili ma da lì veniamo, di quel duro lavoro siamo i figli. Le parole di questo racconto sono onde che si increspano, s’alzano e si infrangono. Il cunto con il suo suono, il suo ritmo e il suo respiro richiama il suono del mare e consegna alla memoria un mondo che non c’è più e i cui ultimi testimoni sono sempre di meno.

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ETNA 

storie popolari alle pendici del vulcano 

Cunti di e con Alessio Di Modica 

Un ciclo di racconti ispirati alla letteratura orale dei paesini alle pendici del Mongibello (antico nome dell'Etna) che narrano cosa vuol dire per uomini e donne vivere in questo luogo in cui per secoli il ventre della terra ha vomitato  fuoco e leggende  che son diventate rocce scure. Il nero deserto  lavico, dove nulla di umano sopravvive, confina con la natura più selvaggia e variegata che nutre la gente di ricchezza e mistero. Di eruzione in eruzione la roccia  si è alzata imponente sul mare azzurro dell'isola verso il cielo  fino a ingoiarne le creature celesti.

Le vicende dei personaggi vengono narrate attraverso l'arte del Cunto   siciliano, con fiato di fuoco e respiro di zolfo, in uno scenario lunare di pietre laviche, castagni e querce secolari all'ombra della "Muntagna" che decide, "brama rancura", si risveglia, distrugge, “ abbrucia ” e poi  s'ammutolisce.

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